Si ripete che il video verticale «funziona meglio». È vero in un senso, ed è venduto in un altro. Abbiamo guardato che cosa è pubblicato, e da chi, perché la cifra di una piattaforma serve spesso a vendere il suo stesso formato. Pagine lette il 15 ottobre 2026.
Uno smartphone si tiene in piedi
Il primo argomento è fisico. Secondo il rapporto MOVR di ScientiaMobile per il terzo trimestre 2017, gli utenti di iPhone tengono il dispositivo in verticale circa il 97% del tempo, e quelli di un Android fino al 94% per gli schermi da 6,5 pollici. Su un tablet grande la quota scende: circa il 27% per un iPad Pro. La pagina non descrive né il campione né il metodo, e i dati risalgono al 2017: è un ordine di grandezza, non una misura recente.
In questa posizione un video orizzontale 16:9 occupa la larghezza dello schermo e poco più di un terzo dell’altezza (un calcolo semplice: 9 su 16 diviso 16 su 9). Il resto è nero, o occupato da altro. Un video verticale 9:16 occupa tutto. È l’inquadratura descritta in Il formato video verticale 9:16.
Meno fatica, più fluidità
Uno studio accademico (Mulier, Slabbinck e Vermeir, Journal of Interactive Marketing, 2021) ha confrontato annunci video verticali e orizzontali su mobile. Sul campo, su larga scala, gli annunci verticali hanno suscitato più interesse e coinvolgimento. Due esperimenti mostrano che gli spettatori li elaborano più facilmente, e gli autori lo spiegano con la fatica: a schermo intero non bisogna ruotare il telefono. L’effetto è più forte nella generazione Z che nelle generazioni X e Y.
Due riserve: lo studio riguarda annunci, non consigli di un esperto, e la pagina che abbiamo letto non indica la dimensione dei campioni.
La cifra di Snapchat, e quanto vale
La più citata è il «nove volte di più». Snapchat ha indicato che i suoi utenti erano, in certi casi, nove volte più propensi ad arrivare in fondo a un video verticale che a uno orizzontale. Social Media Examiner la riporta a febbraio 2016 come un dato di Snapchat, vero «in certi casi», e si chiede se studi indipendenti la confermeranno. Contently la cita già a maggio 2015.
Dunque: una cifra di una piattaforma la cui app è verticale, pubblicata senza metodo e limitata a certi casi. Va nella direzione dello studio del 2021; non lo sostituisce.
L’audio spento, e il testo sullo schermo
Un video verticale parte in un feed, il più delle volte senza audio. LinkedIn lo scrive nella sua pagina sulla riproduzione automatica. In uno studio di Verizon Media e Publicis Media, il 69% degli intervistati diceva di guardare video senza audio nei luoghi pubblici; sono abitudini dichiarate, pubblicate da un venditore di pubblicità e da un’agenzia. Queste fonti e i loro limiti li trattiamo in Sottotitoli video: guardare senza audio.
È un secondo vantaggio dello schermo intero: i sottotitoli vi risultano grandi. Non sono ciò che rende il video verticale più guardato, sono ciò che lo rende leggibile.
Le cifre delle piattaforme vendono il loro formato
YouTube ha indicato a giugno 2025 che gli Shorts totalizzavano 200 miliardi di visualizzazioni al giorno. Tubefilter precisa che YouTube conta come visualizzazione ogni comparsa nel feed. È un volume di apparizioni, non un tempo di visione.
Le stesse regole valgono per le indagini pubblicate dai venditori di pubblicità: un’indagine di YuMe, riportata da MediaPost a giugno 2017, indicava che il 79% degli spettatori inesperti trovava il formato più coinvolgente. L’articolo non dà né campione né metodo; sono opinioni dichiarate, di un’azienda che vende pubblicità.
Che cosa queste cifre non dicono
- La conversione. Non abbiamo trovato alcuno studio indipendente che colleghi il verticale a più clienti. Le misure riguardano interesse, coinvolgimento o fine della visione.
- La durata. Un video verticale è in genere breve, e più un video è breve, più lo si guarda fino in fondo. Una parte della differenza può venire da qui, e le fonti non separano i due effetti.
- Il contenuto. Un formato trattiene lo sguardo per un secondo. Ciò che trattiene è la prima frase, vedi Durata ideale di uno short.
- Lo schermo. Fuori dallo smartphone l’argomento si ribalta: su un televisore è l’orizzontale a riempire lo schermo. Nielsen ha misurato a luglio 2026 che YouTube rappresentava il 14,2% del tempo davanti alla televisione negli Stati Uniti.
La scelta tra i due formati è trattata in Video orizzontale o verticale.
Che cosa se ne può ricavare
Pubblicare in verticale è una buona scelta per un video visto su uno smartphone, perché l’inquadratura segue lo schermo e riduce la fatica. Non è una garanzia di attenzione. Servono un’idea chiara fin dai primi secondi, sottotitoli e una durata giusta.
Dailies Studio produce i suoi short in 9:16, sottotitolati, a partire dalle chiamate che registri, tenute in francese o in inglese. Il formato è quello giusto; l’idea viene da te.
L’essenziale
- Uno smartphone si tiene in piedi quasi sempre (97% per l’iPhone, MOVR 2017, metodo non descritto).
- Un video 9:16 riempie lo schermo, un video 16:9 ne occupa circa un terzo.
- Uno studio del 2021 sugli annunci misura più interesse e meno fatica per il video verticale.
- Le cifre di Snapchat, di YouTube e dei venditori di pubblicità sono quelle di chi vende il formato.
- Nessuna fonte trovata collega il verticale a più vendite.
Fonti
Pagine lette il 15 ottobre 2026.
- ScientiaMobile, Smartphone and Tablet Portrait Orientation Usage 2017 Q3, 7 novembre 2017.
- Mulier, Slabbinck e Vermeir, This Way Up: The Effectiveness of Mobile Vertical Video Marketing, Journal of Interactive Marketing, 2021.
- Social Media Examiner, Snapchat Gains Momentum, 17 febbraio 2016; Contently, Internet Trends di Mary Meeker, 29 maggio 2015.
- LinkedIn, riproduzione automatica; Verizon Media e Publicis Media, studio del 2019.
- Tubefilter, Shorts, 200 miliardi di visualizzazioni, 18 giugno 2025; MediaPost, YuMe, 6 giugno 2017.
- Nielsen, The Gauge di luglio 2026, 10 settembre 2026.